Bio – Eco – Compatibilità Dell’Architettura Contemporanea

copertina

Maria Maddalena Simeone
ELECTA NAPOLI
Il recupero integrale della tradizione (pag.96 -104)
Pietro Laureano, ristrutturazione di una casa nel Sasso di Matera,
1990-95

 

La ricerca dalle origini degli insediamenti umani

L’architetto Pietro Laureano è, prima che autore dell’intervento descritto in questo capitolo, un cittadino materano profondamente legato alle sue radici ed alla storia della sua terra. La sua attività principale consiste nello studio dei sistemi insediativi costruiti intorno all’acqua. Ciò lo ha portato a conoscere civiltà e tradizioni costruttive tra le più antiche del mondo e luoghi unici quanto lontani. "Nei tanti viaggi sono stato spesso interrogato sulle mie origini e sul mio scopritore di prodigi in umili realizzazioni, conoscitore di tecniche arcaiche dimenticate dagli stessi abitanti. Cominciavo allora a parlare di Matera, la città dei Sassi, scolpita paese. Incuriosiva quale fosse la città di uno straniero cosi affascinato dai deserti, nei tufi calcarei dell’antica Lucania. Descrivevo le grotte profondamente scavate nella parete dei canyon della Gravina, le case di tufo che prolungano all’esterno gli ambienti sotterranei e si accavallano e sovrappongono, tanto che i tetti delle abitazioni sono i terrazzi e le strade dell’altra.

L’evoluzione dell’insediamento materano, sezione assiometrica


Parlavo della sapienza antica che aveva realizzato canali, cisterne, giardini pensili e spazi collettivi per la vita comunitaria e civile. E tutto questo è ancora presente e vivo, non in Africa, in Asia o in Arabia, ma nell’Italia odierna. I miei interlocutori sorridevano pensando ad uno scherzo o ad un raffinato gioco intellettuale: la città della memoria si confonde con i luoghi della realtà… Io stesso mi sorprendevo a pensare: esiste davvero la regione del mio ricordo? Come nelle descrizioni di Marco Polo a Kublai Khan raccontate da Calvino, le mille esperienze sembravano ricondursi ad una sola, alla città delle origini dove si diramano tutti i destini". Oggi, grazie all’esperienza raccolta durante le sue ricerche, l’architetto è riuscito a rendere noto il valore unico dell’insediamento materano.

Attraverso i suoi studi sul luogo è stata dimostrata la singolarità ambientale della città che oggi è entrata a far parte dei 357 siti più importanti dei mondo tutelati dall’Unesco. L’architetto inoltre ha deciso di sperimentare personalmente la vivibilità attuale di Matera scegliendo di vivervi. Infatti la casa che qui analizziamo è proprio la sua abitazione.

Rapporto con il sito

La Matera del Sasso è una città costruita e funzionante da millenni intorno ad un sistema di raccolta delle acque che sfrutta l’erosione di queste nella roccia calcarea. L’insediamento si sviluppa essenzialmente lungo le pendici di una collina e si divide in due grossi nuclei: il Sasso Barisano ed il Caveoso.

Il primo è quello più densamente abitato. In esso si possono leggere le continue evoluzioni dei sistema urbano e le sue stratificazioni fino ad oggi. In origine esistevano le sole cisterne a "campana", scavate naturalmente nella roccia e usate sin dal neolitico per la raccolta dell’acqua. Con il trascorrere del tempo furono chiusi gli esterni delle grotte con pietre recuperate dagli scavi interni e lo spazio cavo fu sfruttato per lo più come abitazione. In seguito queste furono ampliate con la costruzione di stanze che si affollarono intorno a piccole corti scoperte e dotate di un pozzo. In alcuni casi, data la disposizione a terrazza delle abitazioni lungo la collina, il terreno di copertura delle grotte veniva usato come orto dalle abitazioni soprastanti. Venivano coltivati ortaggi o allevati animali domestici. Ma nella maggior parte dei casi, l’abitazione tipica era organizzata intorno al cortile, così come si verifica nelle costruzioni tradizionali mediterranee.

Ciò che accomunava ogni casa era il fatto di contribuire al sistema di raccolta delle acque dell’intera città. Le strade, le case ed i tetti che venivano costruiti diventavano un ulteriore canale. L’acqua era convogliata fino ai pozzi posti alla base della collina. Quando però il sistema di raccolta fu spezzato, per esempio con il riempimento dei torrenti posti alla base del Sasso e, la densità abitativa superò la reale capacità urbana, si ruppe anche il delicato equilibrio tra natura e costruito. L’insediamento degenerò fino a diventare, nel secondo dopoguerra, "una vergogna nazionale". Oggi la città è patrimonio dell’Unesco. Ha ribaltato così il proprio destino. L’intervento di Laureano ribadisce e sottolinea questa riscoperta attualità.Sotto il profilo linguistico l’intervento è realizzato per far parlare soprattutto la natura urbana preesistente e la sapienza antica dell’abitare. L’autore infatti ha preferito produrre un segno minimo, ricco più di consapevolezza che di volontà di autorappresentarsi.

Forma – funzione

La forma delle case materane è il risultato di una totale elasticità di aggregazione dei pochi elementi base che si possono riassumere dall’intera struttura spaziale. Essi sono essenzialmente tre: le stanze di pietra, in genere a base quadrata o rettangolare e coperti da volta, le piccole corti esterne ed i terrazzi coltivati. Questi elementi sono, nella la maggior parte dei casi, collegati tra loro in modo da rispondere alle necessità abitative essenziali per le famiglie che vi abitano. Ogni casa quindi è il risultato di una sempre diversa articolazione e rende vario l’approccio con l’ambiente urbano nel suo complesso.La casa inoltre può estendersi potenzialmente in ogni direzione: verso l’alto o il basso l’esterno o l’interno della collina. Inoltre può crescere o decrescere sommando o sottraendo gli ambienti (una sorta di unità minima di base) che la compongono.

Si potrebbe dire che questi ultimi sono per lo più aggregati tramite relazioni topologiche piuttosto che geometriche – astratte. Le case dunque rispondono sia ad esigenze di individualità, elasticità, libertà distributiva che a quelle di partecipazione di una totalità. Constatata quindi l’attualità dei sito, i criteri adottati nell’intervento che descriveremo si basano semplicemente sull’osservazione attenta di ciò che nel luogo esiste da tempo immemorabile. Casa Laureano vuole riassumere lo schema tipico delle abitazioni. Al cortile centrale si collegano i vari ambienti della casa che, a loro volta, sono il prolungamento esterno delle grotte. La distribuzione è su più livelli. Il cortile funziona come centro di orientamento e di raccolta della casa. Al primo livello di casa Laureano sono collocati: la cucina, il soggiorno e le attività comuni. Ai livelli superiori la zona notte. L’intervento è stato ridotto all’essenziale, infatti sono stati realizzati, dove necessario, dei percorsi minimi di collegamento, che invece, nella maggior pane delle case tradizionali avvengono attraverso il cortile esterno, che funziona così da disimpegno.
Il collegamento verticale tra le parti della casa, che non c’era, è stato garantito tramite la costruzione di una scala interna in cemento armato, interposta tra l’imboccatura di una grotta ed una stanza adiacente. In
questo modo oltre a garantire i percorsi verticali è stata consolidata una parte della abitazione. La scala infatti ha "agganciato" strutturalmente la stanza in pietra alla roccia a cui era appoggiata.
Le grotte interne sono usate per lo più come prolungamento visivo della casa. I canali di raccolta delle acque, che collegano queste al pozzo centrale, sono posti ad una quota lievemente inferiore a quella del pavimento. Essi, in alcuni punti, sono stati posti in evidenza tramite piccole vetrate di ispezione illuminate artificialmente. E’ lo stesso procedimento usato in genere negli interventi di restauro per sottolineare la presenza di reperti. Qui è più che giustificato in quanto il sistema dei canali e delle grotte risale alla preistoria dell’uomo.

Ma l’aspetto più interessante dell’intervento è che la maggior parte dei canali è stata ripristinata all’uso tanto da garantire sempre la necessaria scorta d’acqua per la famiglia. Il pozzo centrale, che si trova al di sotto del cortile, è il serbatoio principale. Le grotte più interne funzionano come ulteriori serbatoi per la raccolta delle acque sovrabbondanti.
All’interno dell’abitazione, l’attenzione è spesso attirata da piccoli dettagli costruttivi e del continuo alternarsi di vani e passaggi, in alcuni casi recuperati parzialmente e solo per assecondare le funzioni attuali della casa. Percorrere l’abitazione insomma dona continuamente la sensazione di una scoperta.
Tra le cose più interessanti, posta in una zona di passaggio, vi è una piccola abside alta circa un metro e profonda alcuni decimetri. E’ una piccola cappella votiva dedicata al culto dell’acqua, una preesistenza preistorica. La sua particolarità è che nel giorno dell’equinozio di primavera viene colpita dai raggi dei sole. Oggi è un prezioso testimone del tempo, non solo di quello remoto in cui fu costruita, ma anche di quello presente e ciclico delle stagioni, All’esterno la casa non ha subito trasformazioni significative tranne riguardo la zona di copertura dell’ultimo livello. Il tetto a due falde della copertura, molto usuale a Matera, è stato sostituito dagli estradossi delle volte interne. In questo modo la copertura risulta parzialmente praticabile. Essa continua a svolgere ancora la funzione di raccolta delle acque verso le grondaie ed il pozzo sottostante, ma può essere sfruttata come terrazza da cui guardare la meravigliosa scena dei Sassi.

Materiali e tecniche

La riqualificazione e la riattualizzazione del modo di abitare materano affronta con lo stesso spirito, oltre al tema delle forme e funzioni, anche quello delle tecniche costruttive. Rivitalizzare la tradizione attraverso l’uso di tecniche locali e dei materiali presenti nella zona, ha ridato vita anche ad un lavoro artigianale troppo spesso dimenticato. Questo è sicuramente un incentivo allo sviluppo delle attività produttive realmente commisurato ali p economia ed alle vocazioni locali, Ma non si è realizzata alcuna operazione nostalgica o passatista, Infatti lo scopo è sempre stato di conformare il costruito ad ogni esigenza contemporanea. L’architetto si è però domandato quale sarebbe stata la tecnica più adeguata. Sicuramente l’uso di sistemi costruttivi che adoperino i prodotti industriali non potevano, e non possono, giovare ad una realtà in cui la costruzione tradizionale è la principale connotazione. La singolarità dei costruito, a maggior ragione, imponeva interventi specifici.La scelta è andata verso il recupero della tradizione, ma arricchita dalle esperienze costruttive extraeuropee, acquisite dall’architetto in luoghi con caratteri simili. Inoltre non c’è stata alcuna censura per tecniche attuali, quando sono state ritenute necessarie, I pavimenti, nei casi in cui non si è ripristinato l’esistente, sono stati realizzati in pietra dura locale mentre le pareti e le volte sono state intonacate con calce, permettendo cosi alla pietra di respirare. l,’intonaco è stato realizzato con pozzolana e calce e le volte sono state trattate con calce mescolata a calcite spatica. Questa è una pietra dura locale che garantisce una grande uniformità alle superfici trattate. Perfino le universali piastrelle di rivestimento di cucine e bagni non sono state date per scontate. Il rivestimento è infatti sostituito da un intonaco di coccio pesto che, una volta essiccato, ha la caratteristica di raccogliere l’umidità senza assorbirla. Un esempio di tecnica moderna è la scala di collegamento dei vari livelli. Essa, per motivi statici, è stata realizzata in cemento armato ed accostata alle preesistente. Oggi rappresenta un’ ulteriore stratificazione dell’opera dell’uomo nella storia della casa.
Ma tanta originalità nel trasformare cose del posto in risorse per il costruito da dove giunge? Dalle tradizioni? "Sicuramente" dice l’autore. Dai suoi viaggi? "Certo, nei paesi Africani l’uso di tecniche tradizionali è diffusissimo, ma anche la semplice lettura di Vitruvio contiene tutto ciò che ci occorre.

Significato: il recupero integrale della tradizione

Dal punto di vista della bio-eco compatibilità, l’intervento a Matera è particolarmente interessante. Dimostra concretamente che è possibile integrarsi in modo totale al luogo naturale. Costruire secondo la natura dei luoghi è quindi una qualità fondamentale dell’architettura. Lo sottolinea l’ attualità del Sasso e lo ribadisce l’intervento dell’autore. Le qualità formali spaziali e tecnologiche sono le naturali conseguenze di questa integrazione che si realizza nello stesso modo con cui un organismo si conforma al suo .habitat. Ma per chi vive in un luogo del genere è necessario un ridimensionamento. Occorre cioè tornare ad avere un contatto vero con noi stessi, con il nostro corpo. Per abitare nel Sasso è infatti necessario camminare, riscoprire la fatica di una salita o il sollievo di una discesa. Occorre tornare a misurare il tempo sulla capacità di spostamento a piedi. Bisogna insomma rimettersi in sintonia con noi stessi e usare anche le risorse del nostro corpo per rispondere alle necessità della vita.

Dice l’architetto che i quattro quinti della popolazione mondiale usa le risorse locali con un’aggiunta minima di tecnologie moderne mentre nel mondo occidentale, che occupa solo una piccola porzione della terra, c’è un dispendio di energia ed un uso di tecnologie non sempre appropriata tale che, se tutto il mondo si uniformasse a questi comportamenti, in poche decine di anni sarebbe distrutto. Queste considerazioni, oltre a lasciarci sconcertati, catapultano il mondo occidentale, in qualità di soggetto negativo, in una condizione di grave debito rispetto al mondo intero e cancellano l’illusione, ingiustamente creata dal potere attribuito allo sviluppo tecnologico, di essere interpreti e portatori di civiltà. La vera lezione di civiltà ce la insegnano le città come questa dove passato e presente coesistono perché stratificati su esigenze concrete ed essenziali alla vita. Qui le radici del passato sono presenti nelle "viscere sotterranee" dove l’acqua ha misurato lo scorrere del tempo. Inoltre qui, dice l’architetto, si ha una costante lezione di rispetto della natura: "Ogni guscio vuoto ed i volumi ipogei, il positivo abbandonato ed il negativo rimosso dei Sassi, ci ricordano come nell’ambiente tutto si paghi, che ad ogni realizzazione corrisponde uno stampo nascosto. Attraverso questo lato oscuro la natura ci ammonisce: sono dirette contro di noi le ferite imposte alla madre terra".